Un articolo uscito recentemente su Fortune ti spiega perché i clienti – sotto quell’aria un po’ spocchiosa e apparentemente superficiale di chi sembra ti stia vagamente snobbando – sono in realtà TERRORIZZATI dal metterti in mano le redini delle loro aziende

Tempo di lettura: 6 minuti

Continua a leggere e scopri qual è la soluzione per spazzare via tutte le loro paure e stabilire con loro un rapporto disteso e realmente proficuo, che duri nei secoli dei secoli

Leggi bene questa premessa, prima che si generi un equivoco e che tu esca da questa pagina.

Solo apparentemente si parla di sanità digitale.

 

Ma, in realtà, ti sveliamo il motivo principale dei “fiaschi” nell’information technology e del perché non puoi più prendere sottogamba il tema della Digital Compliance, confinandola ad un “fastidio collaterale” nella tua quotidianità di vendita e implementazione di software gestionali.

E non lo faremo attraverso nostre opinioni personali, che potresti ritenere un tantino di parte…

…ma grazie ad un articolo di Fortune con un punto di vista totalmente neutrale, ed ignaro di ciò che ci impegniamo a divulgare nel Centro di Competenze Digitali.

 

La storia di un disastro da cui prendere spunto (per evitare che ti capiti altrettanto)

 

Attraverso la penna (o, per meglio dire, la tastiera) dei suoi inviati negli USA, Fortune svela il clamoroso disastro (con retrogusto di scandalo da far ingolosire le Iene) delle Cartelle Cliniche Elettroniche in America.

 

Ma come ti dicevo, non è rilevante che si parli di sanità digitale, perché questa “bad practice” ha origine da un approccio – e da una serie di consuetudini – che spesso troviamo anche in altri settori.

 

Ti faccio una breve sintesi dell’articolo:

 

  • Il governo americano stanzia miliardi di dollari per incentivare gli ospedali a dotarsi di una cartella clinica elettronica

 

  • Le software house si gettano “a pesce” nel business, vendendo software quasi privi di personalizzazioni per passare velocemente al cliente successivo in una corsa sfrenata a chi fa più soldi

 

  • Le integrazioni con i software di laboratorio e gestione dei farmaci vengono fatte alla benemeglio

 

  • I software sono pieni di bug

 

  • Buona parte dei medici utilizzatori si trovano spiazzati dalle funzionalità presenti nelle interfacce, il loro lavoro peggiora nettamente rispetto alla carta

 

  • Le prescrizioni dei medici, a causa dei bug e delle integrazioni messe su con lo scotch, vengono fuori sbagliate; i pazienti ricevono cure inappropriate e alcuni di loro muoiono, o si ammalano più gravemente per mancanza di terapie appropriate

 

  • Il marito di una vittima – che chiameremo Mario – intenta una causa contro l’ospedale e scopre che alla base degli errori vi è una gestione completamente fallata dei processi documentali e delle informazioni

 

  • Viene fuori che gli ospedali hanno sottoscritto contratti che includevano accordi di riservatezza e rinuncia a qualunque rivalsa

 

  • Gli ospedali devono patteggiare cifre folli con i pazienti che si accodano alla causa di Mario, perché sono impotenti, legati mani e piedi dalle evidenze delle prove schiaccianti e dalla totale deresponsabilizzazione dei fornitori

 

  • Persino la figlia del vicepresidente degli Stati Uniti diventa vittima di questa situazione, che diventa di dominio pubblico.

 

  • Fine

 

Ora:

Ecco perché siamo così ossessivi quando ti parliamo di mettere i processi prima del software e di essere costantemente affiancato da una terza parte che ne CERTIFICHI la costante adesione alle normative, mettendo al sicuro l’azienda da qualsiasi causa basata su non conformità documentali, mancanza di firme, conservazione e archiviazione non a norma, ecc.

 

Quando ripetiamo – in modo ossessivo – il mantra “è più importante digitalizzare un processo che un documento”, non lo facciamo per assillarti, o per appiccicare nei nostri contenuti uno slogan….così….

….tanto per fare marketing e dire qualcosa di originale, al posto dei soliti hashtag #creiamo_valore  #paziente_al_centro!  #ottimizziamo_le_risorse!

 

Ma perché lo sappiamo, ci siamo dentro da una vita e mi sono scottato anche io mille volte quando ero giovane e sbarbato.

 

Così come quando ti parlo dell’importanza di avere al tuo fianco aziende capaci di analizzare la Compliance Risk del processo, e mantenerla a norma – rispondendo in prima persona di eventuali non conformità, con tanto di coperture assicurative – non lo facciamo per fare la voce fuori dal coro.

 

Stiamo andando incontro a una nuova era della digitalizzazione, in cui – finalmente – l’information technology non sarà più un “complemento” della burocrazia.

 

Non potrai più vedere nel software uno strumento che sta nel “sistema informativo” dell’azienda, vivendo una vita parallela rispetto al cartaceo.

 

Dopo questo 2020 assurdo, il software stesso diventerà il perno della burocrazia e il carburante del business. Tutto nello stesso momento.

 

L’intero “patrimonio documentale” dell’organizzazione, INCLUSA l’archiviazione di documenti VITALI da un punto di vita legale, d’ora in poi si sostiene attraverso l’information technology.

 

La promiscuità tra “lavoro da casa” e “lavoro dall’ufficio”, e la consapevolezza acquisita da imprenditori e manager dell’imprevedibilità in cui si lavora, con il rischio di zone rosse (anche molto limitate nel tempo) e improvvise chiusure degli uffici, porta a questo.

 

Alla necessità di lavorare in digitale.

 

Per te è un’enorme occasione, e lo so bene che orientare VERAMENTE il lavoro sui processi è poco pratico; sarebbe bellissimo poter vendere “software in scatola”, e passare rapidamente al cliente successivo.

 

So perfettamente che è poco pragmatico soffermarsi sui processi uno ad uno.

 

Infatti, non dovresti farlo da solo, ma dovresti sempre farti affiancare da chi si occupa di tutti gli aspetti legati alla Digital Compliance.

 

Ti assicuro che nemmeno a me ed al mio staff piace allungare il brodo, ma le competenze che abbiamo sviluppato richiedono necessariamente di dedicare un’attenzione maniacale ai Workflow

 

E anche tutte le tecnologie che c’abbiamo sviluppato sopra, vanno in quella direzione.

 

Ecco perché, da sempre, noi lavoriamo come abilitatori di processi documentali e di procedure per il “Digital Trust”:

 

  • Quali documenti vanno in archivio, quando ci devono andare e per quanto tempo

 

  • Chi deve firmare i documenti, secondo quale procedura, in quale momento, e come fare per portare un utente alla firma senza fargli perdere nemmeno un secondo, e senza fare un solo click in più

 

 

  • Come calibrare il “motore di ricerca” interno, affinché un documento sia facilmente reperibile nell’archivio digitale

 

 

  • Come progettare, gestire e applicare automaticamente i “metadati”, che diventeranno le chiavi di ricerca per trovare un documento in archivio entro massimo 3 secondi

 

  • Come fare in modo che ogni singolo utente entri in possesso di una firma digitale, senza dover utilizzare chiavette, tesserine, lettori, app, OTP e qualunque altra diavoleria destinata a diventare – inesorabilmente, per le più inflessibili e infallibili “leggi di Murphy” (vedi al capitolo “tutto ciò che è di troppo si può rompere o essere usato contro di te”) – qualcosa in più che si può rompere.

 

 

Ora; qualcuno ci chiama System Integrator perché integriamo questo know tecnologico e consulenziale all’interno di sistemi informativi “popolati” da altri software, come ad esempio CRM, ERP, gestionali di contabilità e una quantità più o meno ampia di soluzioni verticali a corredo.

 

Ma in realtà è il contrario; siamo noi che integriamo tutte queste piattaforme in un processo di Digital Trust che permette all’azienda di gestire, ad esempio:

 

  • ordini di vendita

 

  • contratti

 

  • rapporti di “stato avanzamento lavori”

 

  • assunzioni

 

  • comunicazioni interne

 

E tutto questo lo otteniamo:

  • senza richiedere una riga di modifica sui codici sorgenti dei software esterni

 

  • senza scrivere una riga di codice sulle nostre piattaforme di gestione delle identità digitali, di firma e archiviazione dei documenti

 

  • dedicandoci e focalizzandoci interamente sul processo

 

  • senza, quindi, che tu debba perdere tempo…focalizzandoti, a tua volta, solo ed esclusivamente sui risultati attesi dal cliente rispetto alla tua tecnologia specifica

 

  • scaricandoti di ogni possibile responsabilità, se mai l’azienda avesse bisogno di utilizzare i documenti prodotti all’interno del sistema informativo in una qualsiasi sede legale (contenziosi con clienti o fornitori, con il fisco, ecc.), grazie al fatto che il processo viene certificato A MONTE.

Non è straordinario pensare che, mentre tu ti concentri esclusivamente sulle tue competenze software e sulla tua commessa, un partner come noi si prende in carico tutto il “lavoro sporco”, e tutti i rischi normativi, senza che tu debba muovere un dito?

 

Tempo fa ho “buttato giù due note” su come riusciamo a fare tutto questo e oggi questi “scritti sacri” della Digital Compliance vengono desecretati all’interno de “Il Dematerializzatore”

 

Circa due anni fa, ho cominciato a scrivere giusto due appunti sul mio stesso lavoro, trascrivendo al loro interno tutti i principi che ti ho accennato in questo articolo.

 

Mi sono reso conto, ad un tratto, di aver gestito oltre 1000 progetti in pochissimi anni e in tantissimi mi chiedevano se fosse tutto vero, se fossero solo numeri di facciata, e – soprattutto – come avessi fatto.

 

Era il 2018 ed avevo appena registrato il mio primo brevetto internazionale sulla conservazione dei dati e dei record. Stavo per inviare la domanda per il secondo brevetto, stavolta italiano, pubblicato giusto pochi mesi fa.

 

Per questi motivi, e per molti altri ancora, ho iniziato a scrivere alcune pagine, poi ho chiesto alle ragazze e ragazzi del Centro di Competenze di aggiungere qualcosa.

 

Risultato: in tre mesi eravamo oltre le 200 pagine di A4.

 

Ho consegnato parte di questi papiri alle sapienti mani di Nik Panzalis, e vista la mole di informazioni, la sua reazione immediata è stata: “dobbiamo ricavarne un libro”.

 

Abbiamo iniziato a revisionare tutti i testi, perché nella trasposizione dal formato A4, il volume di pagine stava raggiungendo il livello “Tolkien”; quasi 800 pagine.

 

Abbiamo alleggerito il possibile, fino ad arrivare alle 640 pagine finali, scritte però in un linguaggio molto più fluido rispetto ai manoscritti originali.

 

Con una mole di contenuti così spaventosa, non poteva venire fuori un’opera ingegneristica. Doveva essere più simile ad un romanzo, qualcosa di leggibile anche per i non addetti ai lavori.

 

Ma, soprattutto, sono 640 pagine di casi studio. C’è tanto volume perché c’è tanto da raccontare, ma è stato fatto in modo pratico e pragmatico, per aiutarti a capire:

 

  • Come evitare che un progetto “IT”, ricco di buoni propositi, si trasformi in una trappola mortale per software house e aziende clienti, i cui effetti verranno fuori solo dopo mesi o anni, in occasione di qualche contenzioso con il fisco, con un cliente o con un fornitore…ma non per questo potrai sfuggirci

 

  • La reale differenza tra assecondare le normative sulla Digital Compliance e rispettarle sul serio, conferendo all’archivio documentale una sicurezza normativa totale e definitiva

 

  • L’ importanza di avere un processo automatico per attribuire e gestire le identità digitali di tutti gli stakeholder inclusi nel processo documentale, qualunque esso sia (questa parte ha un valore inestimabile perché mette tutti al riparo da errori che possono avere ripercussioni sulla fedina penale, e non sto esagerando)

 

  • Come si realizza un’integrazione tra gestionali di produzione dei dati (ERP, CRM, ecc.) e processi di Digital Trust, con esempi pratici per farti comprendere dove si nascondono le inutili complicazioni che, spesso – ahimè –, vengono spacciate per “male inevitabile”, facendoti credere che questo sia un passaggio inutile e dannoso (e facendoti quindi cadere nel tragico errore di “viverli” con fastidio e superficialità, non di certo per una tua mancanza di etica, ma per colpa di informazioni e percezioni che ti arrivano in modo sbagliati).

Cliccando qui sotto, puoi accedere ad una delle copie de “Il Dematerializzatore” edizione 2019.

Sono veramente le ultime copie, e non lo dico per fare come nella “pubblicità dei divani e delle poltrone”, che ti dicono “ultimo giorno di offerta”, ma poi quel giorno dura mesi o anni.

Si tratta, sul serio, delle ultime copie disponibili.

 

Sono contenuti che ho scritto e revisionato poco prima che scoppiasse questa tragica pandemia, ma – alla luce dei recenti e tristemente noti fatti – si rivelano quanto mai attuali e preziosi per tutto il comparto dell’Information Technology.

Senza contare che, in America – considerando quanto raccontato nell’articolo di Fortune – un libro così avrebbe potuto “salvare” miliardi di dollari americani (dirottandone una piccola parte nelle mie tasche…diciamo che schifo non mi avrebbe fatto ma…..ok…..l’importante è rispondere alla mia vocazione 😀 ).

 

Tutto questo lavoro enorme oggi lo puoi ricevere direttamente a casa tua, o in ufficio, per soli 9,99 invece di 26,80€.

 

Ignoro, in questo momento, quante copie siano rimaste esattamente nel nostro magazzino di distribuzione, ma non saranno più di una decina.

 

Non devi, però, preoccuparti; nel caso in cui tu proceda con l’acquisto del libro, ed il sistema rilevasse un esaurimento delle scorte, la tua procedura verrà bloccata PRIMA del pagamento.

 

Quindi non ti resta che cliccare il tasto qui sotto e procedere con l’acquisto de Il Dematerializzatore, prima che qualcuno si acchiappi l’ultima copia.

 

Hai anche la garanzia soddisfatti o rimborsati; se il libro ti annoia, o non ti dovesse sembrare utile, puoi restituirmelo e chiedere un rimborso a info@savinosolution.com.

 

Ma so già che non userai questa opzione J

 

Clicca il link qui sotto!